Capitaneria
Il Ministero della Cultura ha destinato 628.000 euro al restauro, con l’obiettivo di promuovere la conservazione della ricca eredità marittima e architettonica della città e contribuire alla sua rivitalizzazione culturale.
Le caratteristiche fondamentali dello sviluppo urbano della città storica di Capodistria, probabilmente abitata già in epoca antica – come dimostrano le più recenti scoperte archeologiche che attestano la presenza di strutture costruite nel periodo romano – confermano la tesi secondo cui l’insediamento sull’antica isola rappresentava una posizione strategicamente importante.
I cinque secoli di dominio della Repubblica di Venezia hanno lasciato un segno fondamentale nello sviluppo della struttura urbana e dell’architettura della città. Le favorevoli condizioni economiche, commerciali e politiche permisero alla città di edificare l’intero spazio dell’isola, circondato da mura.
Le principali vie di comunicazione tra Capodistria e Venezia, così come con le altre città della costa adriatica, si svolgevano via mare; per questo motivo il porto rappresentava il più importante nodo di traffico della città. Il porto, situato nella parte occidentale della città, era composto da due mandracchi, e anche il quartiere urbano chiamato Contrada prendeva il nome dal porto, Porto.
Il mandracchio meridionale, più piccolo, era destinato alle navi mercantili; per questo all’interno delle mura, sul lato cittadino, fu costruito un grande magazzino chiamato San Marco. Il mandracchio settentrionale era completato da tre piattaforme costruite appositamente per le galee. Il collegamento principale tra il porto e la parte centrale della città passava attraverso la Porta di San Martino.
L’attuale edificio dell’ex Capitaneria fu progettato come edificio amministrativo della Repubblica di Venezia, destinato alle attività portuali. Una lastra iscritta murata, con la data 1713, l’iscrizione e lo stemma del podestà capodistriano Pietro Grimani, testimonia probabilmente la trasformazione di un edificio più antico presente in questo luogo in sede della Sanità portuale.
L’edificio fu costruito al di fuori del compatto tessuto urbano circondato dalle mura cittadine, su una piattaforma presso il mandracchio e tra la fortificazione Balluardo Thiepolo terrapienato e la fortificazione portuale meridionale Parte terrap.ta, di fronte alla Porta di San Martino (cfr. il piano di G. Fino, 1619).
Con la caduta della Repubblica di Venezia dopo il 1797, l’importanza della città di Capodistria, un tempo il più importante centro amministrativo e politico dell’Istria, iniziò gradualmente a diminuire. Anche il traffico marittimo perse progressivamente il suo ruolo prioritario, sostituito dal traffico terrestre. Nonostante i cambiamenti e le diverse autorità che si succedettero nel governo della città, l’edificio mantenne la sua funzione amministrativa legata al porto.
Nel catasto francescano del 1819 è visibile la pianta dell’edificio a forma di H. In seguito l’edificio subì alcune modifiche minori, che non alterarono significativamente la pianta, la quale mantenne una forma quasi quadrata.
Dal punto di vista architettonico l’edificio è comunque insolito, soprattutto per l’aspetto esterno, poiché la facciata è rivestita in pietra bianca istriana. La sua impostazione architettonica può essere definita classicheggiante, nella quale si riconosce l’influenza dello sviluppo architettonico di Trieste, che stava diventando un centro regionale sempre più importante, e il riferimento a Vienna quale principale centro culturale della Monarchia austriaca.
Nella pianta simmetrica dell’edificio della Capitaneria si nota un’interessante collocazione nello spazio tra il porto e il tessuto urbano compatto: l’edificio presenta infatti due ingressi, uno rivolto verso il mare e l’altro, opposto, verso la città.
Tra le funzioni ospitate nell’edificio, oltre agli uffici, vi era anche quella sanitaria. L’orientamento dei due ingressi indica chiaramente che, una volta sbarcati dalle navi, i passeggeri venivano prima indirizzati all’interno dell’edificio per il controllo sanitario e solo dopo aver ricevuto il permesso potevano entrare nell’area urbana.
Dalla metà del XX secolo l’edificio fu destinato alla Capitaneria di porto, in un periodo in cui il porto di Capodistria accoglieva tutte le navi e il porto di Luka Koper iniziava appena a svilupparsi intensamente nella parte settentrionale della città. In quel periodo si pensò anche alla costruzione di una sala d’attesa per i passeggeri delle navi, per la quale la società Slovenija projekt preparò un progetto preliminare. Tra il molo e l’edificio della Capitaneria si prevedeva la costruzione di una semplice struttura coperta, che tuttavia non fu mai realizzata.
Il progetto successivo, preparato dall’architetto Edo Mihevc, prevedeva la costruzione di una stazione degli autobus. Anche questo edificio aveva carattere temporaneo: era costruito in legno e rimase in uso fino alla fine degli anni Settanta del secolo scorso.
L’edificio della Capitaneria è una costruzione simmetrica a un piano, con tre assi di finestre su tre lati e una facciata principale verso il mare con cinque assi, caratterizzata da una parte centrale aggettante a tre assi. Questa parte è conclusa da un parapetto continuo lungo tutta la lunghezza della porzione sporgente della facciata.
Le aperture delle finestre sono rettangolari e verticali, con cornici in pietra; al piano superiore sono più riccamente decorate con mensole e architravi profilati, tutti realizzati in pietra bianca istriana. Tutte e quattro le facciate sono rivestite con blocchi di pietra bianca accuratamente lavorati e tra il piano terra e il piano superiore corre una semplice cornice orizzontale sporgente.
L’edificio della Capitaneria è stato dichiarato monumento culturale di importanza locale con il Decreto sulla dichiarazione di singoli monumenti culturali e storici immobili nel Comune di Capodistria (Pubbl. uff. PN n. 1/93-4, 18/93; Gazzetta uff. RS n. 57/2005, 66/2010).
Nella seconda metà del XX secolo nell’edificio operarono tre servizi statali: la Capitaneria di porto, la Polizia e la Dogana, che provvedevano alla manutenzione dell’edificio secondo le proprie possibilità. Non vi furono interventi strutturali rilevanti e l’edificio conservò i suoi elementi costruttivi originari: muri perimetrali in pietra, strutture lignee dei solai e struttura lignea del tetto.
Poiché i servizi avevano bisogno di uffici separati, gli ambienti più grandi furono suddivisi in spazi più piccoli; a causa dell’altezza eccessiva di questi locali furono installati controsoffitti. Un ulteriore problema fu la realizzazione di servizi igienici per tutti e tre gli uffici, motivo per cui fu murato l’ingresso sul lato della città. Sono conservate le scale originali in pietra, che tuttavia risultavano fortemente danneggiate a causa del rivestimento ceramico applicato sulle superfici di calpestio.
L’obiettivo del restauro dell’edificio della Capitaneria è quello di riorganizzare gli spazi interni in conformità con l’immagine autentica dell’edificio, laddove possibile, utilizzando materiali adeguati a edifici storici di questo tipo.
Nell’edificio avrà sede l’Istituto per la tutela del patrimonio culturale della Slovenia (ZVKDS), Unità regionale di Pirano, che destinerà gli spazi del piano terra alle attività pubbliche. Il locale più grande sarà adibito a spazio espositivo, nel quale si svolgeranno programmi legati alla tutela del patrimonio culturale, nonché conferenze e incontri. Lo spazio sarà destinato anche al contatto con il pubblico e con i visitatori, che potranno conoscere altre attività e monumenti culturali della città e del territorio circostante.
Il piano superiore e la mansarda saranno destinati ai conservatori e ai servizi dell’istituto.
Con questa nuova funzione l’edificio mantiene il carattere di edificio amministrativo pubblico, per il quale era stato originariamente progettato e costruito, e rimane accessibile a tutti coloro che desiderano conoscere più da vicino il patrimonio culturale. In questo modo rappresenta un importante attore attivo nella vita turistica e culturale della Città Comune di Capodistria.
Testo: dr. Mojca Marjana Kovač